L'acqua resta ai sardi...almeno quella

Salvo trucchi dell'ultim'ora, il servizio idrico regionale non verrà regalato ai privati.
Almeno l'acqua resta ai sardi.
E di questo occorre rendere atto alla giunta Todde, che ha difeso questa risorsa.
Sperando che, oltre ad aver deciso di tenerla in house, si decida anche di ristrutturare il sistema di funzionamento.
Come noto, infatti, il 60 per cento dell'acqua si perde in una rete colabrodo che è peggiore della siccità.
Le perdite di rete, noltre, le pagano in bolletta i cittadini.
Per capirci: se io devo vendere quattro maialetti e tre li perdo per strada al mio cliente ne faccio pagare comunque 4, come se fosse sua la colpa della mia dabbenaggine.
L'acqua, inoltre, spesso non è potabile, e comunque la paghiamo per buona.
Ultimo, ma non ultimo, arrivano arretrati da pagare se assegna ad capocchiam, come viene viene.
Insomma, grazie per aver tenuto l'acqua in mani pubbliche ma mettiamo mano a una ristrutturazione profonda di questo carrozzone ignobile che si chiama Abbanoa.

Commenti in evidenza

Pier Luigi Floris ♥ 18

Abbanoa non è un carrozzone ma una vittima del modo di procedere degli altri enti che ne realizzarono ( o modificarono) gli schemi idraulici.
Un proverbio anglosassone dice: " non si può fare un borsellino di seta da un orecchio di maiale".
Mentre in altri settori di gestione idrica lo sfascio non compare in quanto i costi vengono pagati dai contribuenti tramite l'incompetenza della Regione, con Abbanoa è l'utente che si trova a pagare direttamente e così capisce.
La gestione dell'acqua ha conosciuto in questi 70 anni tutta una serie di modifiche sino alla situazione attuale.
25 anni fa in piena crisi idrica (procurata) la Regione Assessorato Lavori Pubblici scriveva: gli utenti sono sprecconi e vanno educati con la tariffa.
In ambito nazionale, fu la cosiddetta "legge Galli" a dettare le linee guida per il riordino idrico.
Stabiliva che le Regioni si consultassero con le Province per delimitare i bacini imbriferi dove far ricadere le gestioni comunali.
Si trattava quindi di individuare gli Ambiti Ottimali sui quali organizzare il Servizio Idrico Integrato secondo i requisiti delle tre E (Economico, Efficace, Efficiente) voluto dall'Europa.
La Regione Sardegna, disconoscendo che "l'isola è quasi un continente ", non consultò le Province e in modo arbitrario dichiarò con sua legge che recepiva (!) la "legge Galli" e che la Sardegna diventava un Unico Ambito Ottimale !.
A seguire si creò l'Autorità d'Ambito, con un certo numero di incarichi ben retribuiti senza che ci fosse una qualsiasi attività di gestione, un costo quindi.
A confronto in Italia, specialmente al nord, le cose andavano diversamente ed erano le Province a ricoprire il ruolo di Autorità d'Ambito a costo zero.
Compito dell'Autorità d'Ambito era quello di trovare il gestore dell'Ambito Ottimale in grado di assolvere al Compito del Servizio Idrico Integrato: Captazione, Potabilizzazione, Depurazione.
Dopo una serie di aggiustamenti si pervenne alla creazione di Abbanoa integrando le gestioni preesistenti previo accordo col Govossai di Nuoro per ottenere la Sede amministrativa.
Nell'occasione una Società romana ottenne incarico per redigere il "Piano industriale" e di li a poco scomparve.
Di fatto Abbanoa, con competenze tecniche ridotte, si trovò nella condizione di poter gestire, nell'area vasta di Cagliari, la sola Potabilizzazione dell'acqua mentre non poteva accedere alla Captazione in quanto sotto stretto controllo dell'Ente regionale e allo stesso tempo non provvedeva alla Depurazione per essere questa da sempre affidata in appalto a ditte straniere.
L'area vasta di Cagliari storicamente collegata ai laghi del Flumendosa era stata colpita da una decisione irrazionale che l'aveva vista perdere il collegamento a caduta sino ai serbatoi di Monte Urpinu per un demenziale convogliamento dell'acqua del Gennargentu alla depressione salata già sede di discarica di veleni: il Simbirizzi.
Il Comune di Cagliari aveva espresso parere negativo e si trovò per necessità a dover realizzare un sistema di pompaggio dichiarato "provisorio", San Michele "uno" laddove attualmente c'è anche l'ufficio Abbanoa per gli utenti.
In quella occasione l'impianto di sollevamento prendeva l'acqua, con cani e pecore morte, derivandola dal canale irriguo del Flumendosa attestato sulla collina nei pressi di Media World.
Poco pratici, al Comune, l'impianto andò in rovina e si realizzò San Michele "due".
In tempo di crisi idrica "procurata" la continua diffusione a mezzo stampa del piano demenziale causa del prolungato disservizio che stava portando a considerare la drastica decisione di far arrivare l'acqua con le navi, costrinse l'ente del Flumendosa a realizzare un nuovo tubo derivato dal lago Mulargia seguendo il percorso del vecchio acquedotto istituzionale ma con una variante : invece di potabilizzare a Donori a 180 metri di quota e in grado di raggiungere i serbatoi di Monte Urpinu a caduta quindi a costo zero, l'acqua arriva grezza nella derivazione come detto sopra nei pressi di Media World. Qui l'ente regionale fa passare l'acqua dentro una turbina che produce corrente elettrica e viene scaricata sino all'impianto di SanMichele secondo dove Abbanoa acquista energia dall'Enel ed il costo finisce in bolletta.
In tutto questo scrivere ho semplificato per arrivare alla conclusione che niente di quanto previsto dalla legge nazionale di riordino idrico è stato raggiunto.
Pertanto parlare di Abbanoa come inadempiente distoglie l'opinione pubblica dalla gravità della gestione idrica nel suo insieme.
Non c'è niente di peggio della Regione e dei suoi enti strumentali. La Governatrice pur essendo competente nelle sue materie in questo campo agisce "bendata" e ne approfittano in termini di spesa (elargisce senza sapere)
Infine quella che fu Autorità d'Ambito che fine ha fatto?
Col Governatore Pigliaru, la prima decisione presa fu quella di trasformarla in altro ente regionale, EGAS, col compito di "sorvegliare" Abbanoa. Beninteso che per legge il costo è a carico dei Comuni.
Tutto questo raccontato a grandi linee per chi ha interesse a capire che quando apre il rubinetto per lavarsi il viso, può anche chiedersi " chi paga" il biglietto di viaggio dell'acqua: se a caduta è gratis con IVA zero, viceversa pompata costa con voce di spesa per energia più IVA.
Scrivo a nome del Comitato Acqua & Gravità; registrato nell'anno della crisi idrica del 1995.