Sassari, le anime morte
Sassari era la capitale finanziaria, politica e morale della Sardegna. Quando, 40 anni fa, ci facevo il giornalista, era una delle città più potenti d'Italia.
Erano sassaresi i veri padroni d'Italia, i Berlinguer e i Segni e Francesco Cossiga.
Non esisteva governo centrale che non avesse almeno un ministro di Sassari e i governi regionali erano guidati sempre da sassaresi.
Beppe Pisanu, Pietrino Soddu, Nino Giagu erano persone senza le quali nulla si muoveva in Sardegna.
Aveva due banche potentissime e sfornava in Italia la classe dirigente: i Pilo, i Siglienti.
Oggi Sassari sembra la scena de "Le anime morte", quel capolavoro nel quale Gogol racconta la storia di un piccolo truffatore che fonda le sue fortune sul cimitero.
Cimitero è oggi questa città.
Le banche sono state regalate a una Banca popolare dell'Emilia che era a quei tempi fallita e si salvò proprio grazie alla liquidità del Banco di Sardegna. In cambio Sassari ha ottenuto qualche elemosina nel sottobosco.
LA classe politica non esiste più.
Da esportatori di classe dirigente i sassaresi oggi la importano,
La zona industriale - predda niedda - è fallita e verrà trasformata in una enorme centrale fotovoltaica in cambio di pochi spiccioli, qualche mazzetta e qualche assunzione clientelare.
L'unica cosa che cresce sono i centri fallimentari. Ogni tanto qualcuno di questi chiude i battenti proprio perché occorre farne di nuovi.
Economia zero.
Finanze zero.
Attività culturale zero.
Anime morte.
Commenti in evidenza
Caro direttore e collega,
la tua fotografia è dura e non priva di verità: Sassari ha perso molto del peso politico ed economico che aveva nel Novecento, e i mali che oggi vediamo non sono certo nati ieri. La fine delle grandi banche cittadine, la crisi di Predda Niedda, la trasformazione della classe dirigente in importatori anziché esportatori di leadership, sono ferite che affondano le radici in scelte di decenni fa, quando la Sardegna intera ha iniziato a subire la marginalizzazione nei grandi equilibri nazionali.
Detto questo, credo sia importante non ridurre Sassari a un “cimitero”. La città vive ancora di fermenti culturali che non sono elemosine, ma segni di vitalità: il Teatro Verdi, le stagioni liriche e sinfoniche, le iniziative universitarie, i festival letterari e musicali che continuano a portare qui autori e artisti di livello nazionale e internazionale. La stessa Università di Sassari, con i suoi dipartimenti e centri di ricerca, resta un presidio di pensiero e di formazione che alimenta la vita cittadina. E non mancano associazioni, circoli e realtà giovanili che, pur tra mille difficoltà, tengono viva la fiamma della cultura e della socialità.
Sassari non è più la capitale politica che ricordiamo, ma non è neppure un deserto. Forse il compito oggi è proprio quello di ripartire dalla Cultura, dall’università, dalle energie civiche e artistiche, per ricostruire un tessuto che non potrà essere quello di ieri, ma che può ancora dare un futuro diverso alla città.