Per ogni piccola storia

Qualcuno si lamenta del fatto che io racconti le piccole storie lasciando perdere i grandi drammi mondiali.
Mi occupo di calzolai, contadini, pastori, massaie, pastai e dolciaie.
E' proprio così.
Narro le piccole storie della gente comune perché è proprio la gente comune con le sue piccole storie a fare la grande storia, nonostante governanti criminali e storici prezzolati.
Non mangio marketing digitale ma patate con casu 'e fitta.
Non bevo golden share ma il vino di Lapaè.
Non mi diverto con chat gpt ma giocando con mio nipotino.
Non vesto Armani ma Modolo.
Non calzo Rossetti ma Cuga.
Seguo sempre l'orologio di Desulo, dove sono nato.
E sto sereno.
Grazie Gio Meleddu per il dono. Non c'è swarovski che tenga davanti all'IDEaLE.

Commenti in evidenza

Anna Gardu ♥ 33

Caro Antonangelo, l’argomento che tratti stamattina è a me caro.
Sono un fiume in piena…
Provengo da una famiglia di artigiani, da parte di mamma dediti da 4 generazioni alla pasticceria tradizionale, da parte di babbo cesellatori del legno.
Il mio bisnonno materno a fine 1800 creò nuove forme dolciarie che essendo state riconosciute come identitarie oggi sono i dolci tipici del paese, tipo Sa timballa, i cuoricini di croccante decorati ed altre varianti.
Da parte di babbo ho ereditato una cassa panca scolpita finemente, venne realizzata come corredo da matrimonio dal bisnonno di mio padre, dote che ha ereditato mio zio Giusepoe che da sempre si è dilettato nel cesellare e scolpire il legno ed il sughero.
Quando io iniziai a creare nuove forme sono stata avvicinata da tanti “personaggi” in cui riconoscendo nella mia creatività qualcosa di diverso, non volendo darmi la soddisfazione di definirmi come artista creativa, cercavano di convincermi che io ero una “mastra durcera” ed eventualmente ci avrebbero pensato loro a lanciare i miei prodotti. A me lusingava essere definita tale ma non nei toni in cui mi veniva detto. Adesso, nella mia ignoranza non ho mai voluto avere “marchi” altrui sulla mia testa, ma dal momento che tutto ciò che ho creato, compreso il mio marchio HÓRO è stato plagiato, sono stata invitata per lungo e per largo in Italia ed all’estero con il mio museo itinerante, evidentemente qualcosa di utile anche per il territorio l’ho creato, donandolo disinteressatamente a chi ha sempre snobbato la mia arte.
Il problema di chi classifica gli artigiani come categoria di manovalanza è il complesso che non gli venga riconosciuto il ruolo di esperto della “qualunque” quindi snobbando l’artigiano si propone come colui che ha la capacità di dare valore al lavoro altrui, creando disastri e confusione proprio per il non saper fare né distinguere il vero artigianato.
Ho visto artigiani in mani di “esperti” sottomettere la propria identità mettendo a servizio il proprio saper fare di chi era ai più sconosciuto che cercava di ritagliarsi un ruolo sfruttando la bravura altrui.
Parlo a nome del mondo dell’artigianato che ha creato il Made in Italy portando ad essere l’eccellenza nel mondo del saper fare e della qualità indiscussa.
Difficilmente nell’operato di un artigiano vi è contemplata la mentalità delinquenziale truffaldina perché tutto ciò che viene creato parte dal cuore e dalla passione.
Esiste l’intelligenza delle mani…a molti sconosciuta che unisce testa cuore e mani, questa l’essenza che da secoli serve per creare anche il più piccolo utensile di uso quotidiano nelle nostre case, che poco si sa di chi tutti i giorni crea in silenzio e umiltà …poi esistono i “colti” che sanno come sfruttare la modesta sapienza altrui.
Perdona il romanzo e lo sfogo ma mai come in questo momento non se ne può più di vedere in giro falsi artigiani che inventano storie che nulla hanno a che vedere col saper fare. Adoro i veri artigiani e la loro umiltà.
Grazie Antonangelo