Sarroch, elogio del sindaco capraro
Recentemente ho visto a Sarroch un gregge di splendide capre. Mi hanno detto che sono del sindaco del paese, Angelo Dessì, un sardista vero e di gran cuore.
Le capre sono di ottima genealogia, selezionate con saggezza, col pelo lucido, mammella alta (non fodduda), capezzoli "ladinos", come diciamo noi pastori, cioè perfetti e di facile mungitura.
Mi hanno detto che le cura lui personalmente, ogni giorno, con maniacale attenzione.
Un uomo che segue con tale amore le radici antiche della sua gente segue con lo stesso amore il paese che lo ha eletto.
Conobbi Sarroch quasi mezzo secolo fa grazie alla buonanima di mio padre, che commerciava prodotti pastorali, dal bestiame al formaggio, dalle pelli ai cagli, dai campanacci alle forbici per tosare.
Era un paese che aveva non meno di 7 o 8.000 capre gestite da capaci allevatori come gli Spano e i Salis, che avevano mandrie di sei e settecento capi. Altrettante erano le pecore, molte delle quali condotte da miei paesani: i Floris, i Carta, i Gioi, i Lai.
Il bestiame oggi si è ridotto del 90 per cento. Tutti coloro i quali erano padroni di se stessi sono stati sostituiti da uomini sotto padrone.
Ma il sindaco resiste, non per lucro (non ha bisogno di capre per campare) ma per portare una testimonianza importante: la terra e il bosco sono la nostra storia più autentica e possono diventare il nostro futuro.
Grazie Angelo Dessì, sardo e sardista, perché credi ancora negli antichi valori che ci hanno fatto grandi.
Dimenticando la Saras, l'inquinamento, la servitù ideologica alla grande industria.
Per tornare a diventare quello che eravamo: un popolo di re pastori.
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L'ho conosciuto che era appena un ragazzo in raffineria. Un signore che ama da sempre il suo paese e che cerca di unire tradizione e sviluppo. Un sindaco oggi oggetto di meschini attacchi da una minuscola minoranza di cialtroni che non hanno mai lavorato. Mi hanno detto che lavora in su medau come un vero pastore ma ogni giorno è nel suo ufficio al servizio dei cittadini.