Teoria e pratica dello spreco

Quando era bambino dormivo un po' più di ora.
Babbo usciva di casa molto prima dell'alba e mamma, uscito lui, faceva il pane, o i ravioli, o la pasta, o qualunque provvista.
Io e mio fratellino uscivamo piano piano dalla camera per vedere cosa stesse facendo.
Lei segnava ogni fase della lavorazione con un segno di croce.
Stava attenta a che non ci fosse troppo caldo o troppo freddo.
Rintuzzava il fuoco nel camino o lo smorzava, lavandosi poi le mani e segnandosi per l'ennesima volta con la croce.
Quando babbo tornava a casa, per cena, in giornate come queste grondava d'acqua, bagnato dalla pioggia come una spugna, col volto allegro perché ci vedeva riuniti ad aspettarlo e col passo grave e pesante di chi non si era fermato un istante per 16 e 17 ore, combattendo col mondo e con la natura. Non veniva mai a casa a mani vuote, fosse della frutta o una ricotta, carne o formaggio.
QUalcosa di buono. qualcosa di benedicente.
Eppure, se li interrogavi, nessuno dei due diceva di essere stanco.
Ma noi leggevamo la stanchezza nei loro volti.
E, pur affamati come lupi, cercavamo di mangiare un raviolo in meno perché mamma dormisse un secondo in più.
E cercavamo di mangiare un cucchiaio di ricotta in meno perché babbo tornasse a casa un secondo prima.
Non ho mai sprecato niente, pur essendo benestante.
E sono benestante anche perché a casa nessuno ha sprecato niente.
Metto sul piatto solo ciò che mangio: non butto nulla.
Indosso i miei pantaloni di velluto sino a quando non sono talmente lisi da bucarsi senza motivo.
E non spreco perché ha visto la fatica dei miei genitori e ho ereditato da loro l'arte di lavorare come un asino senza lamentare mai fatica.
Lo spreco è inversamente proporzionale al lavoro.
Chi spreca molto generalmente campa alle spalle degli altri.

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Alberto Santi ♥ 74

Chiedo il permesso di poter leggere il suo post a scuola perché, a mio parere, è questa la vera Educazione civica che dovrebbe svolgersi nelle nostre aule