Ma nessuna persona è spazzatura

Ho sentito molti commenti di persone che lamentano l'arrivo in Sardegna della "spazzatura" del 41 bis.
Nessuno al mondo è spazzatura.
Non sono spazzatura i maranza.
Non sono spazzatura i diversi.
Non sono spazzatura gli immigrati clandestini.
Non sono spazzatura i detenuti.
La Costituzione e prima di lei Gesù ci hanno insegnato a perdonare il ladrone ed evitare la lapidazione dell'adultera.
E io sono cristiano.
Sono contrario al 41 bis, al sovraffollamento carcerario, alla prigione con l'idea di punizione e non di recupero.
L'ho appreso al mio paese.
Dove accogliamo tutti e dove nessuno è escluso, dove nessuno è perso.
L'ho appreso dai miei genitori, che hanno accolto a casa loro tutti allo stesso modo.
L'ho appreso dalla buonanima di mio suocero, che era un signor avvocato.
L'ho appreso dal mio professore di diritto penitenziario, Leonardo Filippi,
L'ho appreso studiando Calamandrei., Pigliaru, Santi Romano.
Il diritto deve essere minimo.
La prevenzione costa meno della punizione ed è più utile.
Meglio un artigiano che un detenuto.
Sono contrario al 41 bis perché è un sentire barbaro e medievale.
E' triste vedere bambini che viaggiano per giorni per venire da Platì a trovare il proprio padre detenuto a Nuoro.
Il crimine ha quasi sempre ragioni culturali e l'afflizione risponde al bisogno di patibolo che il popolo spesso ha.
Mi batto per i diritti e non per la sterile propaganda.

Commenti in evidenza

Danilo Calvia ♥ 26

Dal punto di vista etico e umanitario, il punto di partenza è semplice e radicale: ogni essere umano possiede una dignità intrinseca, che non può essere cancellata dai suoi errori, dalla sua utilità sociale o dalla sua condizione economica. Dire che “nessuno è spazzatura” significa riconoscere che la persona resta tale anche quando sbaglia, soffre o cade in disgrazia. È il fondamento stesso dei diritti umani.
La nostra specie è sopravvissuta grazie alla cooperazione. Senza un istinto di aiuto reciproco, non avremmo superato carestie, predatori, malattie. Tuttavia, la natura ci ha dotati anche di un meccanismo più ambiguo: l’altruismo parrocchiale. Tendiamo a essere solidali con chi percepiamo come simile a noi — famiglia, tribù, squadra, partito — e a guardare gli altri come estranei o rivali. È un retaggio antico che oggi può trasformarsi in chiusura e conflitto. La fratellanza non è un sentimento spontaneo, ma un ideale civile. È il terzo pilastro della Rivoluzione Francese — Liberté, Égalité, Fraternité — e rappresenta l’idea che, in quanto cittadini, abbiamo il dovere di prenderci cura gli uni degli altri. Non si tratta di “volersi bene” o di buonismo, ma di riconoscere un destino comune e di assumersi responsabilità reciproche. Oggi viviamo in un contesto che indebolisce questo senso di legame:
1)i social media alimentano la logica del “noi contro loro”, perché il conflitto genera attenzione, produce like;
2)la precarietà economica spinge verso comportamenti più egoistici, dettati dalla paura e a volte dalla fame;
3)la sfiducia nelle istituzioni fa sentire soli, favorendo l’idea che “ognuno deve pensare per sé”. Il risultato è una società più atomizzata, dove la cooperazione si restringe ai gruppi ristretti e la fratellanza diventa un ideale sempre più difficile da praticare.