Ghilarza, mio nonno e Gramsci a San Serafino, i 4 mori
Per cinque anni mio nonno Sebastiano Floris "Margiane" svernò con le pecore a San Serafino di Ghilarza.
Aveva preso in affitto una cumbessia della chiesa di San Serafino, la numero 36, se non ricordo male.
La famiglia di Antonio Gramsci novenava nel muristene numero 5: 62 passi li separavano.
Nonno non sapeva chi Gramsci fosse e Gramsci ignorava l'esistenza di nonno.
Ma anche se Gramsci non sapeva chi mio nonno fosse, per lui morì.
Per lui, e per milioni di italiani.
Ieri sono entrata nel suo Muristene, il numero 5, e mi sono commosso come un bambino, pensando a un amico sconosciuto di mio nonno che per lui morì.
Il nipote di Teresina Gramsci, Luca Paulesu, ha organizzato una mostra delle opere d'arte di Grazietta Gramsci, sorella di Antonio, straordinaria ricamatrice. E fra loro parlavano il sardo. E fra loro parlavano di Sardegna. E fra loro parlavano di futuro.
E ho fatto un sogno.
Il sardismo riparta da Gramsci.
Non dal Gramsci comunista.
Ma da quello sardista.
Che consigliava ai suoi fratelli e sorelle di insegnare il sardo ai propri figli, di parlare il sardo con loro.
Torniamo a essere ricci per cogliere le mele della nostra libertà.
Commenti in evidenza
A noi manca un Gruber, veramente tra gli interlocutori non c'e' nemmeno uno che somigli, anche lontanamente a De Gasperi... ma c'e' stata e c'e' solo gente che il nostro Statuto di Autonomia lo ha da sempre applicato in forma monca dal 1948, a parte qualche tentativo piu' concreto. Il partito sardo purtroppo non e' la SVP Altoatesina e non somiglia neanche da lontano ai nostri "cugini" corsi che da Parigi e "con" Parigi hanno contrattato e ottenuto ben altra forma di Autonomia, a parte l'uso della Lingua corsa, che si scontra col loro principio costituzionale di unicita' nell'uso negli atti ufficiali della lingua francese...
Parlare il sardo in famiglia e' cosa buona e giusta ma non basta, seppure una legge nazionale, la 482/99 ci riconosca come lingua minoritaria e l'uso negli atti ufficiali, applicata malamente, piu' per distribuire contributi che nell'applicazione pratica e ragionata sul territorio. Perche' solo nell'enclave sarda di Orgosolo si parla e scrive in sardo, diffusamente in famiglia e nelle scuole, ma non lo si fa negli altri 376 comuni sardi? Probabilmente per la stessa ragione per cui non si intende applicare l'unico principio di Autonomia capace di salvarci dalla speculazione eolica e fotovoltaica, l'art. 3 lett.f dello Statuto Sardo, elenco delle materie di competenza primarie ed esclusiva della regione, tra cui paesaggio e governo del territorio, usi civici, lingua. Il buon Mereu sindaco di Orgosolo ha proposto l'adozione della c.d. "Pratobello24" proposta da 210.000 sardi residenti, che davvero bloccherebbe gli speculatori, ma giace ormai da tempo prima nei cassetti della Regione, poi in Commissione, dove con molta calma si discute, nel mentre i buldozer spianano le alture sarde per costruire megalitici plinti e cavidotti o occupare terreni produttivi con migliaia di pannelli fotovoltaici....
Ci vorrebbero molti piu' orgolesi nell'amministrazione della cosa pubblica sarda...