Sardegna? Una pattumiera abitata da scemi
La nostra isola? La pattumiera di tutti.
Noi sardi? Solo 4 scemi collaborazionisti.
Ci sventrano il territorio per impiantare pale eoliche e pannelli fotovoltaici? Firmiamo in 220.000 una proposta di legge e ci trattano da idioti.
Le aziende di stato non disinquinano dopo averci riempito di veleni? Non protesta nessuno.
Ci sommergono di centri commerciali (percentuale più alta d'Europa)? non giene frega nulla a chicchessia.
Voglio devastare col cemento cala finanza? L'iniziativa parte da sardi.
Siamo la regione europea con la più alta percentuale di servitù militari? Tutti contenti.
Ora arrivano nelle carceri mafiosi di ogni appartenenza accompagnati dalle loro famiglie? Tutti tacciono.
Sapete perché?
Perché siccome siamo una manica di scemi senza palle ci usano come fossimo una pattumiera.
Una spettacolare grafica di Costantino Nivola
Commenti in evidenza
Finalmente un post che non usa il solito anestetico della "continuità territoriale" o del "paradiso turistico" per coprire le macerie. Stranamente d'accordo, anzi d'accordissimo. Magari leggessimo più spesso analisi con questo livello di fegato e lucidità.Perché diciamoci la verità: per quarant'anni la Sardegna è stata trattata come il retrobottega coloniale d'Italia, ma il capolavoro politico è stato far credere ai sardi che fosse un privilegio. Un gioco di prestigio bipartisan perfetto. Da un lato la destra, che storicamente ha considerato l'ambiente un'immensa lottizzazione privata da monetizzare per gli amici degli amici (basti vedere i colpi di coda sul cemento nei litorali). Dall'altro il PD e il centro-sinistra, campioni olimpici di retorica ambientalista nei salotti di Cagliari, ma prontissimi a firmare e subire passivamente i decreti d'assalto sulle rinnovabili selvagge prima di accorgersi, a babbo morto, che 210.000 sardi incazzati stavano portando la Legge Pratobello in Consiglio regionale.Hanno sventrato il territorio con autorizzazioni facili e transizioni ecologiche che di verde hanno solo i dollari dei colossi energetici continentali. Ci hanno riempito di servitù militari e cementificato pezzo per pezzo la costa, mentre i sardi venivano lasciati a guardare le macerie delle bonifiche industriali mai fatte dalle aziende di Stato.Oggi si prova a cambiare rotta con le manifestazioni a Cala Finanza, a Capo Teulata, nei presidi contro le speculazioni eoliche della Nurra e del Sulcis. Ma la memoria deve rimanere corta per evitare altre "grandi opere" nate già vecchie e figlie di quella politica clientelare che pensa che lo sviluppo sardo si misuri in metri cubi di calcestruzzo. Se non usciamo ora dal torpore, continueremo a firmare petizioni mentre altri decidono dove dobbiamo piazzare i loro veleni e le loro pale. Giù le mani dall'isola.