Addio Elisabetta Barra, vate del tappeto sardo
Il mondo spesso dimentica.
Io no.
E non dimentico Elisabetta Barra, che inventò l'artigianato del tessuto in Sardegna trasformando ogni telaio in una piccola industria.
Aveva 88 anni e per prima, 60 anni fa, portò il tessuto sardo in giro per il mondo da New York a Parigi, da Roma a Firenze, da Milano a Napoli.
Ebbe un'idea geniale: trasformare la tessitura di uso domestico - arazzi e tappeti, fressadas e burras - in opere d'arte da vendere nel mondo.
Riuscì, questa piccola dama di Samugheo, a diventare amica di Ubaldo Badas ed Eugenio Tavolara, Antonio Corriga e Antonio Pala.
Trasformò l'artigianato in arte e lo fece conoscere al mondo e grazie proprio a lei e a un altro ristretto manipolo Badas e Tavolara ebbero l'idea di trasformare la neonata I.s.o.l.a. rendendola ambasciatrice dell'artigianato artistico isolano.
Il suo unico marito fu il telaio.
I suoi figli le sue creazioni.
E' morta ieri nella casa alloggio del Mandrolisai, lontana dai suoi figli e da suo marito.
Il paese di Samugheo l'ha accompagnata commossa nel suo ultimo viaggio.
Commenti in evidenza
Ho casualmente avuto l’onore di chiacchierare con lei per un pomeriggio nel suo laboratorio ormai quasi dismesso.
Una grande donna creativa e innovatrice, una grande imprenditrice che ha saputo far conoscere la sacra arte della tessitura sarda, dalla creazione e colorazione del filato fino al tradotto finito, nel mondo.
Le sue splendide creazioni poliedriche potevano essere indifferentemente utilizzate come tappeti tende o arazzi così me la presentò un suo caro fratello.
R.I.P. Elisabetta