Non rubate la sabbia: serve alla politica

Tutti ad applaudire il film identitario "La vita va così".
Politica in testa.
Anche la nostra presidente ha avuto la lacrimuccia quando ha visto la storia di Ovidio Marras, il capraro resistente di Tuerredda.
E hanno pianto anche quanti hanno stuprato la nostra identità per qualche elemosina svendendo la terra ereditata dai padri a speculatori di ogni genia.
Tutti con la lacrima facile.
Palle alla Ovidio Marras però non ne ha nessuno.
L'assessore alla Sanità ci arriva da Roma.
Le leggi ce le scrivono due pensionati di Faenza.
La Sardegna viene devastata dall'eolico americano e dai mafiosi ucraini, calabresi e campani.
Tutti a piangere per l'orgoglio di Ovidio Marras e tutti a calarsi le braghe.
E calando calando la nostra beneamata regione ha regalato al regista di "E la vita va così" 150.000 euro (avete letto bene; centocinquantamila) per uno spot di 30 secondi sui ladri di sabbia.
Guai a voi, turisti infami: non rubate la sabbia.
Quella sabbia serve tutta alla politica per gettarla sugli occhi dei sardi scemi in modo che vengano distratti dai veri latrocini che gli stranieri non turisti ma speculatori perpetrano ai danni della nostra terra. Naturalmente con la complicità dei collaborazionisti mendicanti. Come sempre.
La vita va così.

Commenti in evidenza

Raimondo Cabua ♥ 22

Ipocrisia è l’arte marcia di indossare una maschera lucida davanti alla folla,
mentre nel retrobottega dell’anima si coltiva il contrario di ciò che si predica.
È il sorriso cortese che puzza di coltello.
È il paladino della morale che, spenti i riflettori, sbrana ciò che afferma di proteggere.
È la coscienza in saldo, venduta al primo tornaconto utile.
L’ipocrita non sbaglia: tradisce.
Non cade: si inginocchia davanti alla convenienza.
Non mente: costruisce una bugia in cui vuole che tu ci creda fino a distruggerti.
Ipocrisia è vigliaccheria in giacca e cravatta.
È il coraggio… degli altri.
Ed è qui che riconosci i nostri politici in Sardegna:
i campioni mondiali di questa disciplina violenta.
Parlano di “difesa della nostra terra”,
poi firmano progetti che vendono l’isola a pezzi.
Gridano “lavoro e futuro!”,
poi si ricordano di noi solo in campagna elettorale, col panino in mano e il sorriso da poster.
Promettono rivoluzioni,
e ci consegnano copie sbiadite del passato con un’altra spilla sul petto.
Sventolano la bandiera dei Quattro Mori per coprire la mano che intasca,
e l’unica tradizione che non tradiscono mai è
difendere la propria sedia, fino all’ultimo bullone.
Quando c’è da proteggere la Sardegna veramente,
si eclissano come stelle finte allo spuntare del sole.
Quando invece c’è una telecamera,
sono più rapidi dei fulmini che cadono sul Limbara.