Su menestru de casu 'e fitta. E sono sereno
Sono solo in casa.
Ho cenato alle 21,30.
Con minestra de casu 'e fitta.
O menestru, come lo chiamano ad Arzana, paese di mia moglie.
Ho soffritto aglio nel lardo di maiale.
Poi ci ho aggiunto l'acqua e un chilo di patate di Raffaele Bodano tagliate a cubetti.
Ci ho messo pomodori secchi e una punta di concentrato di pomodoro: mi piace un po' rosso.
A parte ho preso un mestolo di acqua calda e ci ho squagliato sopra 400 grammi circa di casu 'e fitta.
Ho versato il formaggio nella minestra.
Quando le patate erano già cotte, ho sparso un pugnetto di filini da minestra e ho spensato.
So che non si usa, ma ci ho aggiunto olio extravergine d'oliva all'habanero. A me piace così.
Ne ho mangiato due terzi.
Domani alle 5 mi divoro ciò che resta.
Freddo.
E sono in paradiso.
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Il termine greco "feta" deriva dal greco antico fetas, che significa "pezzo tagliato", riferendosi alla pratica di tagliare la cagliata in fette per la conservazione. Questa parola è entrata nel greco moderno e si riferisce al metodo di taglio e conservazione in salamoia.
Origine: La parola deriva dal termine greco antico fetas o dalla parola greca moderna φέτα che significa "fetta".
Motivazione: Il nome è legato al metodo di produzione tradizionale, in cui la massa caseosa veniva tagliata in fette per essere poi messa in barili di legno sotto salamoia.
Evoluzione: In origine, "fetta" indicava un modo di conservare e servire il formaggio, ma con il tempo è diventato il nome di un prodotto specifico, ora protetto da Denominazione di Origine Protetta (DOP) in Europa. Il "casu de fita" è un formaggio sardo, una variante salata e più stagionata del casu axedu (frue), che viene prodotto facendo asciugare il formaggio fresco e conservandolo in salamoia. Questo prodotto, noto anche come "fiscidu" o "frue salia", si usa principalmente come condimento salato per minestre, come la minestra ogliastrina, o per piatti come i culurgiones.