Settimo Nizzi, un sindaco dal quale andare a lezione
Conobbi Settimo Nizzi una quarantina di anni fa più o meno. Passeggiavo per Olbia - allora la città più brutta d'Europa - col mio compianto amico e collaboratore storico Alfonso De Roberto giornalista e gentiluomo.
Vedemmo una enorme fila di gente davanti a una porta.
Domandai di cosa si trattasse.
"E' lo studio di un giovanissimo ortopedico che non fa pagare le prestazioni ai poveri", mi disse.
Quel medico era Settimo Nizzi.
Naturalmente provai per lui una naturale simpatia mista a rispetto.
Allora Olbia aveva 30.000 abitanti, un traffico impossibile, locali brutti, un mare che appariva lontano mille miglia.
Passarono gli anni.
Tornai a Olbia spesso. Ed era sempre più brutta.
Nel 1997 Nizzi diventa sindaco, sblocca i finanziamenti per il tunnel che viene realizzano in 5 anni.
E poi parte con una raffica di opere che trasformano la più brutta città d'Europa nella più bella città sarda, l'unica in crescita, arrivata ora a quasi 70.000 abitanti. E questo mentre Sassari è morta, Cagliari si spopola, Oristano si spopola.
Dicono che il successo sia legato al mare.
Balle.
Sassari ha il litorale più grande e bello d'Italia e sta morendo.
ALghero è sul mare ed è stata svenduta a tutte le mafie italiane.
Cagliari è sul mare e ha perso 70 mila abitanti in 40 anni.
Quali sono le ragioni?
Una sola: un sindaco dal quale tutti dovrebbero andare a lezione, Settimo Nizzi.
Che ha visione.
Un grande progetto per la città.
E, soprattutto, Nizzi parla poco ma molto fa.
E' uomo del fare
Grande Nizzi, esempio di come si può amministrare bene senza lasciarsi andare a continui lamenti.
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Abito a Olbia da oltre vent’anni e Nizzi impersona il potere più dispotico, egocentrico e scellerato che si sia mai visto. Sgarbato, scortese, scorbutico amministra al motto di ‘il pallone è mio e il rigore lo tiro io’.
Nessun confronto coi cittadini, decide e fa infischiandosene di sentire i comitati di quartiere, le periferie, la voce di chi - a differenza del sindaco - conosce il prezzo del pane. Una cementificazione selvaggia, volumetrie incrementate a suon di delibere. Grande attenzione al centro cittadino, perché è la vetrina per i turisti, ma spostandosi di pochi metri dal corso è il degrado più totale. Strade dissestate con voragini nell’asfalto, assenza di illuminazione pubblica, marciapiedi talmente devastati che costringono i pedoni a camminare sull’asfalto. Il centro è il salotto buono, la tovaglia di fiandra e il servizio di piatti di porcellana per gli ospiti, i cittadini che mangino pure su tovaglie bucate e piatti di plastica… chissenefrega.