Alessandra Todde a fune curza

Quando il pd veniva guidato, si fa per dire, dal buon Comandini, la padrona del vapore regionale era oggettivamente Alessandra Todde, che nominava commissari e direttori a suo piacimento.
Poi i veri poteri forti dell'isola, cioè i grandi vecchi della sinistra (una sorta di ristretta loggia massonica che proviene da Psi e Dc con l'aggiunta di qualche faccendiere), hanno deciso che la ragazza andava tenuta al guinzaglio.
E hanno indicato come segretario del partito di maggioranza relativa Silvio Lai, uno che ha due palle così e ha mangiato pane e politica sin da quando andava all'asilo.
In pochi giorni Silvio ha messo sul collo della presidentessa una cavezza guidata da una cortissima fune che lei sta cercando invano di scrollarsi.
Ma invano.
Gianfranco Satta, reo di alto tradimento per vecchie storie, è stato dimissionato senza pietà.
Bartolazzi (che CArlo Doria dice essere una brava persona e medico preparato, e io di Carlo Doria mi fido) ha preso una dolorosissima pedata nel sedere e, dopo il mio post di qualche giorno fa, pare non prenda neppure un minimo di consulenza.
Alessandra Todde, da buon ingegnere, ha cercato di quadrare il cerchio ma nella loggia di potere che sopra di lei sta, gli ingegneri sono tanti, e di lei ben più scaltri e attrezzati.
Risultato?
La Giunta regionale è in mezzo al travagliato mare della più spietata alchimia politica di feudale lignaggio.
La fune è cortissima.
O Alessandra Todde si mette a cuccia oppure verrà strangolata dai poteri forti.
E mentre tutto questo accade, la Sardegna soffre una delle crisi più profonde della sua storia.
Arsenico e vecchi merletti dominano la scena.