Caterina, che costruì un'azienda a Sedilo

Caterina Cuscusa compirà fra qualche mese 96 anni nella sua casa di Sedilo.
Arrivò da Soddì che aveva appena 18 anni per sposare un bravo ragazzo, massaju e pastore, poco giorni prima che scoppiasse nel paese di Santu Antinu una faida feroce.
Abitava con suo marito in una casa che stava proprio in mezzo alle due famiglie in disamistade ma andava d'accordo con entrambe, riuscendo a barcamenarsi in mezzo a un odio mortale.
Un brutto giorno ammazzarono un poveraccio.
E le due famiglie domandarono a zia Caterina di testimoniare fornendo versioni opposte.
Il minimo errore sarebbe stato fatale per suo marito.
Non ci dormì.
Ma poi ebbe un'idea geniale: su connottu.
Disse a entrambi che, essendo incinta, non poteva parlare davanti ai giudici secondo la vecchia legge proverbiale che dice in sardo "Si a zura mi pones, su fizu nde perdo"., se mi fai giurare, avrò un aborto.
E si salvò.
Questo episodio, paradossalmente, fu la metafora del suo successo imprenditoriale.
Quando il suo ancor giovane marito morì lasciandola sola con 8 ragazzi non si perdette d'animo.
E fece per gli altri ciò che produceva per i suoi figli: pane meraviglioso. Su connottu, sempre lui.
Tenace, forte, intelligente e saggia aveva ricordato la lezione: trovare una rapida soluzione ad ogni problema facendo sempre e solo il proprio dovere senza mai immischiarsi in questioni che non la riguardavano. La sua unica preoccupazione di madre era crescere i suoi figli.
Oggi il panificio "fratelli Carta" è una delle realtà alimentari più importanti della provincia, con 1.800 chili di pane carasau e guttiau che ogni giorno prende la strada del Continente e si ritrova negli scaffali di Esselunga e di tutti i più grandi marchi della gdo del nord Italia. In questo modo evita la faida del ristretto mercato isolano.
Il segreto del successo? Non farsi coinvolgere da liti altrui. Lavorare sempre con coscienza. senza mai risparmiarsi, evitando di immischiarsi in qualunque tipo di complicazione.
E tutto questo è stato progettato da Caterina Cuscusa, terza elementare, giunta a Sedilo che era poco più di una bambina.
Zia Caterina è un genio, non un talento.
Sapete quale è la differenza?
Che il talento fa ciò che vuole.
Il genio ciò che deve.
E zia Caterina ha sempre e solo fatto il suo dovere.

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Santino Carta ♥ 56

Caro Antonangelo Liori, non avrei mai immaginato che da un nostro incontro, da una conversazione tra amici in cui abbiamo parlato delle nostre madri, dell’infanzia, delle difficoltà e dell’imprevedibilità della vita, e in cui le nostre storie personali si sono riconosciute l’una nell’altra, potessero nascere parole così profonde. Mi ha colpito scoprire quanto, pur attraverso percorsi diversi, condividiamo lo stesso retroterra umano: nella nostra cultura l’affetto non passa dalle carezze, ma dalla concretezza, dal fare, dal resistere. La distinzione finale tra talento e genio è esatta e commovente: mia madre ha fatto ciò che doveva, ogni giorno, senza clamore. Grazie per questo sguardo così giusto e così umano. Sono parole che restano. Santino Carta