Ho conosciuto grandi magistrati

Ho iniziato nel 1978 la mia attività giornalistica facendo cronaca giudiziaria.
E ho conosciuto grandissimi magistrati, luminari non solo di diritto ma anche di saggezza.
Conservo in casa come preziose reliquie sentenze memorabili di Pietro Corda a Franco Asili, di Marco Onnis e di Mauro Floris, dei fratelli Massidda di Santulussurgiu e del vecchio giudice Sette, di Villagrande Strisaili, del giudice civile Mighela, villagrandese anche lui, del vecchio Lavena e del genero di Sette, Ferrero
Conservo le sentenze di Franco Luigi Satta, che buttò la toga tradita dai giustizialisti, e quelle di Dino Pili.
Ho avuto per questi grandi giudici una assoluta venerazione.
Gente che, quando giudicava, non era servitore di nessuna ideologia ma dell'idea giuridica del vero e del giusto.
Sapevano distinguere il diritto dalla giustizia ed erano in grado di attribuire a ciascuno il suo. Sbagliavano anche loro. Ma in buonafede.
Poi sono arrivate le follie correntizie e i preconcetti ideologici.
E' vero.
Non servirebbe nessuna riforma se i giudici riprendessero a fare i giudici e i pm riprendessero a fare i pm.
Senza ideologie e partiti.
Senza i De Raho e gli Emiliano, senza i Di Matteo e gli Scarpinato e tanti altri ancora.
Che passano con disinvoltura dai Tribunali al Parlamento mettendo in crisi l'idea stessa di autonomia della magistratura.

Commenti in evidenza

Gianfranco Littarru ♥ 7

Ho riflettuto a lungo sull'articolo di Liori e sulla situazione attuale..."

Le parole di Antonangelo Liori ci ricordano un tempo in cui la magistratura era sinonimo di saggezza solitaria. Oggi, invece, assistiamo a un perenne conflitto tra due poteri che sembrano aver smarrito la loro missione originaria. Se scelgo di non partecipare al gioco dei sì e dei no, è perché credo sia giunto il momento di una "tiratina d'orecchi" a entrambi i fronti.

Alla Magistratura: L’indipendenza non è un’isola felice in cui rifugiarsi per fare politica sotto mentite spoglie. Quando le correnti interne diventano centri di potere e la toga si trasforma in un palcoscenico ideologico, si tradisce la fiducia dei cittadini. Un giudice deve essere non solo imparziale, ma apparire tale: la disinvoltura con cui alcuni passano dalle aule di giustizia a quelle del Parlamento mette in crisi l'idea stessa di autonomia che la nostra Costituzione difende.

Alla Politica: Non si può invocare la riforma della giustizia solo quando le indagini toccano i propri interessi. La politica deve smettere di usare la magistratura come un'arma di distrazione o come un capro espiatorio per le proprie inefficienze. Il compito dei partiti è fare leggi chiare, giuste e lungimiranti, non "impicciarsi" delle competenze altrui o tentare di condizionare chi è chiamato ad applicare il diritto.

Al Cittadino: In questo scenario, il referendum rischia di essere vissuto come l'ennesimo scontro tra tifoserie. Ma la giustizia non è una partita di calcio. Abbiamo bisogno di tornare ai fondamentali: il Giusto Processo, la terzietà del giudice e la certezza della pena.

La mia è una scelta di distanza critica. Non voterò per schieramenti che non mi convincono, ma continuerò a pretendere una magistratura che parli solo con le sentenze e una politica che si occupi del bene comune, senza invadere campi che devono restare liberi e indipendenti.

"La mia astensione non è disinteresse, ma un richiamo a entrambi i poteri affinché tornino a svolgere il proprio ruolo con umiltà e rigore."