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Tomaso Cocco, il rischio di essere buoni

E' iniziato a Cagliari il processo contro Tomaso Cocco, il mago della terapia del dolore, al quale decine di migliaia di sardi - me in primis - devono una vita dignitosa lontano dalla sofferenza, accompagnandone diversi - me per primo - alla buona morte, con una esistenza che merita di essere vissuta anche negli ultimi suoi momenti.
Perché il dolore è il peggiore degli assassini: ti assale impedendoti persino di pensare, togliendoti la dignità e il rispetto per te stesso, piegandoti come un fuscello abbattuto da ogni vento.
Tomaso ha quel grande dono che solo i veri medici hanno: vive per il paziente, interpreta la sua sofferenza facendo di tutto per liberarlo da essa.
Ma ha troppi difetti, che il mondo non gli perdona.
E' buono.
E' perbene.
E' gratuito.
Proviene da una modesta famiglia pastorale.
E questo è il suo errore maggiore.
Venendo dal popolo, vive nel popolo.
Mentre un barone della medicina - secondo la borghesia più spietata e feroce che domina la Sardegna - non deve essere popolare.
Non deve trattare con i poveri.
Non deve andare agli spuntini dei pastori.
Sarà questo processo un'ottima occasione per dimostrare se il referendum sulla giustizia aveva un senso.
Riuscirà il giudice ad esprime un parere diverso rispetto alla procura o no?

Commenti in evidenza

Domenico Carta ♥ 22

Tommaso è ormai, da anni, un punto di riferimento nella cura del dolore. Il paradosso è che, in Italia, un medico competente, disponibile ed empatico finisce troppo spesso per essere trattato come un bersaglio, quasi fosse una minaccia per certe lobby sanitarie. A volte sembra servirebbe davvero una class action solo per tutelare chi lavora con coscienza. Mi chiedo quanti, oltre ai consueti messaggi di affetto, siano davvero pronti a sostenerlo concretamente. Forza Tommaso.