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Sa die de sa Sardigna, ma davvero

Oggi, 28 aprile, festeggiamo "sa die de sa Sardigna", sagra dell'orgoglio nazionale sardo.
La inventò il mai troppo compianto Efisio Serrenti, che fu un sardista perbene, col quale sull'argomento litigammo alquanto, diventando bersagli dei miei strali quando dirigevo il maggior quotidiano sardo.
La festa vuole ricordare la sommossa dei vespri sardi del 28 aprile 1794 che costrinse alla fuga da Cagliari il viceré Vincenzo Balbiano e i funzionari sabaudi, rei di comportarsi in Sardegna da colonizzatori senza assegnare ai sardi nessun ruolo nelle pubbliche istituzioni.
Di questi moti, il promotore fu l'avvocato tonarese Vincenzo Cabras, che fu tradito per un piatto di lenticchie proprio dal suo primo sostenitore e genero, Efisio Pintor Sirigu, che tradì anche il migliore dei suoi amici, Giovanni Maria Angioy.
Ecco, questo il vero senso della festa: il tradimento.
Il vero sardo in questa ricorrenza è proprio Pintor Sirigu rivoluzionario, traditore e poi celebrato poeta, che compose le sue ballate più belle e giocose mentre assisteva allo spettacolo dei rivoluzionari che aveva venduto ai padroni dopo averli accolti a casa sua.
L'autonomia sarda è la metafora del perfetto tradimento.

Commenti in evidenza

Catrina Catri ♥ 8

Che senso ha chiudere le scuole?Sono sicura che i ragazzi di questo fatto storico non sanno nulla.Ricorrenza destinata a cadere nell' oblio