Caro Giannini, sono disabile e amo la vita
Per contestare il presunto immobilismo del governo, Massimo Giannini, di Repubblica, ha fatto un paragone con gli invalidi sostenendo che non vale la pena vivere immobile su una sedia a rotelle sino a cento anni.
Sono disabile al cento per cento.
Non sono ancora su una sedia a rotelle ma cammino a fatica.
Vivo grazie al fentalyn, che mi risparmia la sofferenza.
Ma amo la vita. e combatto strenuamente per conquistarne anche il più piccolo e doloroso istante.
Per offendere il governo non devi, caro Giannini, augurare la morte mia o di chiunque sia su una sedia a rotelle, di chiunque combatta in nome della bellezza dell'esistenza.
Ti auguro, caro Giannini, di finirci tu e anche in fretta su una sedia a rotelle, e di toglierti con le tue mani la vita che così disprezzi sulla mia pelle.
Ci sono bambini in sedia a rotelle.
Ci sono bambini muti e sordociechi.
Ci sono io, Giannini, che soffro come un cane ma amo la vita.
Sei un idiota, Giannini.
Pensa alla tua esistenza miserabile, che certamente non vale la pena di essere vissuta.
Non soffrire non significa vivere.
Tu non soffri Giannini, ma non esisti.
Vergognati, Giannini.
Posto qua sotto la foto tua e del compianto Alex Zanardi.
Chi era più uomo fra i due?
E' inutile che cerchi di scusarti.
Non sei un uomo ma un miserabile verme.
Il tuo corpo si muove in modo indipendente dalla tua immobile testa.
Commenti in evidenza
Capisco "l'incazzo" di Antonangelo, ho un amico ed ex collega, il quale probabilmente sta pure leggendo questo post, che soffre di una "inguaribile voglia di vivere" sommata , purtroppo ad una altrettanto inguaribile patologia degenerativa, la SLA, che gli ha lasciato il solo uso degli occhi e dell’udito, tutto il resto se lo è preso la malattia.
Ma lui, grazie alle nuove tecnologie con anche solo queste due funzioni e soprattutto ad una immensa voglia di vivere ed alla sua incredibile forza di volontà , pur essendo prigioniero del proprio corpo riesce a comunicare anche se solo attraverso la macchina cui è costantemente collegato.
Spende le poche energie fisiche rimastegli non sprecando neppure un secondo e valorizzando ogni istante vivendo con coraggio nonostante abbia la necessità di questi ausili tecnologici per respirare, mangiare e comunicare.
Ciò nonostante non ha mai chiesto di morire, ma di poter scegliere come vivere, continua a coltivare i suoi hobby, come lo studio dei fossili e dei minerali di cui è un grande collezionista e studioso, cosa che ci accomuna.
Fondamentale in tutto ciò è il ruolo di familiari e amici, che “condividono la lotta" contro la malattia, la sofferenza e la gioia della vita, in cambio “il disabile” , o il diversamente abile, come preferisco definirlo io, ci da una lezione di vita insegnandoci ad apprezzare profondamente l'esistenza in ogni sua forma e condizione.
Mi perdonerà l’amico che si riconosce in questo post ma non potevo rispondere diversamente alla superficialità con cui il signor Giannini ha affrontato il problema. Lo avrei potuto fare citando altre situazioni di disabilità, anche grave, visto che per alcuni anni, anche insieme ad alcuni miei famigliari, abbiamo dato il nostro contributo collaborando con un gruppo di "diversamente abili", la maggior parte dei quali in carrozzina, che svolgevano attività sportiva, che raggiunsero anche livelli sportivi molto elevati nel tiro con l’arco dove alcuni arrivarono persino al livello di campioni nazionali, persone che ancora frequento e che ringrazio perché sono loro ad avermi dato tanto. Forse Giannini dovrebbe frequentarle queste persone per capire il reale valore della vita vissuta in condizione di disabilità e non aggiungo altro.