Borore, il pane e il vino dell'amicizia
Più di 40 anni fa andavo a Borore per incontrate il mio indimenticabile maestro spirituale, al quale tutto devo in termini culturali ed etici, Nino Carrus. Lì avrei trovato anche un altro grande bororese, che fu un pilastro della mia vita, l'avvocato e mitico sindaco di Cagliari Mariano Delogu. Sulla strada vidi un uomo che aveva fatto panne con la macchina. Gli diedi un passaggio. "Grazie", mi disse: "Ho un appuntamento in paese con degli amici ma sto piantando una vigna".
"Vigna a Borore", gli domandai ridendo del fatto che il paese era sino ad allora famigerato per il suo imbevibile vino.
Litigammo per tutto il viaggio.
E alla fine diventammo amici.
Il mio migliore amico. Giovanni Cappai.
Le persone che doveva raggiungere erano Mariano Delogu, Nino Carrus e me, del quale gli avevano parlato i primi due.
Scoprii grazie a lui il pane di Borore.
E la rinnovata cultura del vino che da allora ad oggi ne ha fatto un centro d'eccellenza.
Rinnovata dopo quattromila anni.
Perché proprio Borore può essere considerata la patria europea del vino da quando sono stati ritrovati a "duos nuraghes" centinaia di vinaccioli spremuti dopo la vinificazione e risalenti a quattromila anni fa.
Non sapevamo ancora di trovarci nel cuore della cultura enologica europea e forse mondiale.
La scoperta venne fatta grazie alla tenacia di uno scienziato, Gianni Lovicu.
Oggi Borore può essere considerata patrimonio dell'umanità e bene ha fatto il grande sindaco Tore Ghisu a organizzare l'evento culturale "Borore città del vino" che trasformerà il paese in un museo vivente sabato prosismo (23) con inizio alle 10 del mattino.
Si riempiono di lacrime i miei occhi nel grato ricordo.
Commenti in evidenza
Sono molto legato a Nino Carrus. Grande uomo, grande intellettuale, è stato punto di riferimento per tanti anni di una parte importante dell'associazionismo cattolico in Sardegna. Docente universitario, colto, ma parlava con estrema semplicitò e profondità. Una volta raccontava che un pastore gli aveva fatto un ragionamento che lo aveva fatto riflettere...ovvero diceva il pastore....vedi Nino, se c'è qualcuno che negli Stati Uniti deve poter votare per il Presidente siamo noi pastori...perchè se il dollaro è forte il pecorino ce lo pagano bene...se no facciamo fatica a vivere. Mi colpiva la sua voglia di spiegare ai giovani l'insegnamento del Concilio Vaticano II quando parla della politica come forma esigente di vivere la carità. Mi fermo, ne avrei tante da dire. Aggiungo solo una cosa che mi dispiace...Nino è sepolto al cimitero di Cagliari fila relativa all'anno 2002....terza fila a sinistra dopo la chiesa cimiteriale. Non ha mai un fiore. Chi può (vale anche per me) si ricordi di omaggiarlo con un fiore e/o una preghiera. Se lo merita.