Se i giovani tornano in campagna, aiutiamoli
Le statistiche in campagna non sono sempre affidabili. Infatti l'aumento ufficiale dei nuovi agricoltori è spesso falsato da un incentivo che si chiama "primo insediamento".
Io però la campagna la vivo.
E quando vedo giovani dietro al gregge, sul trattore o nella mungitrice dopo tanti anni di stasi capisco che qualcosa sta cambiando.
Ci sono paesi dove sino a qualche tempo fa si vedevano solo persone della mia età nei campi e ora invece si guarda con miracolo ad aziende condotte da ragazzi.
Mi sono molto meravigliato di questi nuovi pastori e agricoltori a Villagrande, Orune, Orgosolo, Samassi, Villacidro per non parlare delle roccaforti del pastoralismo come Desulo e Fonni.
La Regione però intervenga drasticamente per favorire questo ritorno.
In che modo?
1) snellendo al massimo la burocrazia: un imprenditore non può sprecare un terzo del suo tempo per stare dietro a inutili e complessi documenti.
2) tagliando il magna magna attorno ai contributi pac - su 100 euro che arrivano da Bruxelles, 75 vanno a finire a enti regionali, enti strumentali, enti nazionali, patronati, consulenti e pappatoie varie - in modo che i fondi vadano a finire direttamente all'indirizzo giusto: gli imprenditori che lavorano sotto grandine e sole, svegliandosi quando gli altri vanno a dormire e andando a letto quando chi lucra alle loro spalle spreca i loro soldi in locali e ristoranti.
3) Mettendo in relazione la ricerca - agris, università - non con complicati convegni ma direttamente col mondo produttivo.
4) studiando nuovi processi di produzione e nuovi prodotti.
La campagna ci ha mantenuto decorosamente, dalla campagna mangiamo e la campagna può essere il nostro futuro.
Solo producendo ciò che la Sardegna importa si creerebbero decine di migliaia di posti di lavoro.
MA questa speranza è in mano alle nuove generazioni: aiutiamole a credere in se stesse e nella terra.
Assessore Agus, se ci sei, batti un colpo.
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E cosa vorrebbe fare di concreto?